Vuoi ripartire? Fermati.
Ripartire uguale a prima non è ripartire. È rifare.
Lo so, sembra un controsenso. Quando un business rallenta o smette di produrre i risultati di prima, la reazione più naturale è fare esattamente l’opposto: accelerare.
Si lavora di più, si prova una nuova strategia, si pubblicano più contenuti, si modifica l’offerta, si cerca un nuovo corso o un nuovo strumento. Ci si dà da fare perché restare fermi sembra la cosa peggiore da fare.
Poi arriva la fine del mese, si guardano i numeri e ci si accorge che, nonostante tutto quel movimento, il business è rimasto più o meno nello stesso punto.
Se ti riconosci in questa situazione, c’è una domanda che vale la pena farsi: sei sicuro che il problema sia quanto stai facendo, oppure stai concentrando tutto il tuo impegno nel punto sbagliato?
È proprio qui che, a volte, fermarsi diventa il primo vero passo per ripartire.
Lavoro tanto, ma non cambia niente
Quando hai esperienza, conosci bene il tuo lavoro e hai costruito un’attività che in passato ha prodotto risultati, accorgerti che qualcosa non funziona più come prima può essere destabilizzante.
Continui a lavorare, magari persino più di prima, ma i clienti non aumentano, il fatturato rallenta, i margini si riducono oppure senti semplicemente che l’impegno richiesto è diventato sproporzionato rispetto ai risultati che ottieni.
A quel punto è facile iniziare a mettere in discussione ciò che hai costruito e, qualche volta, persino le proprie capacità: “Sto sbagliando qualcosa? Forse non sono più capace di far crescere questa attività? E se continuasse così?”
Prima di mettere in discussione il tuo valore professionale o il futuro del tuo business, però, c’è una domanda molto più utile da farsi: stai intervenendo sul punto giusto?
Un’attività non resta ferma perché mancano le soluzioni
C’è un principio che considero centrale nel mio modo di lavorare: un problema non persiste necessariamente perché non esistono soluzioni; può persistere perché continuiamo ad affrontarlo sempre nello stesso modo.
Quando qualcosa non funziona, infatti, tendiamo spontaneamente ad aumentare proprio ciò che pensiamo dovrebbe risolverlo. Se vendo poco, faccio più marketing; se non arrivano clienti, pubblico di più; se l’offerta non viene scelta, aggiungo servizi; se il fatturato rallenta, lavoro più ore; se i risultati non arrivano, cerco un altro corso, un’altra strategia o un altro strumento.
Prese singolarmente, queste azioni possono avere perfettamente senso. Il problema nasce quando continuiamo ad applicarle senza verificare se stiamo realmente intervenendo sulla causa che sta frenando il business.
È qui che entrano in gioco quelle che, nel Problem Solving Strategico, vengono definite tentate soluzioni: comportamenti messi in atto con l’intenzione di risolvere un problema che, quando vengono ripetuti senza produrre il risultato desiderato, possono finire per contribuire a mantenerlo.
In altre parole, fare di più non significa necessariamente fare meglio e, soprattutto, non significa intervenire nel punto giusto.
Se vendi poco, fare più marketing potrebbe non essere la soluzione
Prendiamo una situazione molto comune. Il fatturato non cresce e la prima conclusione è: “Devo farmi conoscere di più.”
La risposta sembra quasi automatica: aumentare i contenuti, essere più presenti sui social, investire in pubblicità, creare nuove promozioni.
Ma cosa succede se il problema non è il numero di persone che arrivano?
Potresti avere già abbastanza contatti, ma trasformarne troppo pochi in clienti. Oppure potresti vendere, ma con margini insufficienti. Potresti ancora avere un’offerta valida, ma non sufficientemente chiara o distintiva, oppure le persone potrebbero trovarti, seguirti e apprezzare quello che comunichi senza comprendere perché dovrebbero scegliere proprio te.
In tutti questi casi, aumentare semplicemente la visibilità non interviene necessariamente sul problema. Al contrario, rischia di amplificare ciò che sta già accadendo.
E anche quando il punto critico riguarda davvero il marketing, dire “devo pubblicare di più” non è ancora una diagnosi. La domanda utile diventa un’altra: perché ciò che sto facendo genera attenzione, ma non abbastanza clienti?
Sembra una differenza sottile, ma strategicamente cambia tutto, perché nel primo caso stai già scegliendo una soluzione; nel secondo stai cercando di capire come funziona il problema.
La storia di chi era convinta di aver bisogno di pubblicità
Una professionista che ho seguito, che qui chiamerò Martina, era arrivata con un’idea molto chiara: “Devo farmi conoscere di più, mi serve pubblicità.”
Dal suo punto di vista era una conclusione perfettamente logica. Se l’attività non cresce abbastanza, servono più persone.
Invece di partire subito dalla pubblicità, abbiamo iniziato a guardare il business: i numeri, i clienti, l’offerta, il processo attraverso il quale le persone arrivavano all’acquisto, le attività che stava già facendo e, soprattutto, gli effetti che quelle attività stavano producendo.
È emerso che il problema che percepiva e il punto sul quale era necessario intervenire non coincidevano. Portare semplicemente più persone all’interno di quel sistema, senza correggere prima ciò che non stava funzionando, avrebbe significato aumentare gli sforzi senza risolvere il problema.
Questo è uno dei motivi per cui, quando entro in un business che si è fermato, non parto dalla soluzione, ma dalla diagnosi.
Non parto dal marketing per cercare un problema di marketing, né dalla vendita per cercare un problema di vendita. Guardo il business come un sistema, cerco di capire dove si sta perdendo il risultato e solo successivamente definiamo quale intervento sia realmente necessario.
A volte servirà lavorare sul posizionamento, altre sulla vendita, sull’offerta, sui numeri, sui processi o sull’organizzazione. In altri casi sarà necessario coinvolgere uno specialista tecnico. Il punto è che la soluzione viene dopo aver capito dove intervenire, non prima.
Le tre cose da mettere a fuoco per ripartire davvero
Ripartire non significa quindi aggiungere immediatamente nuove azioni. Significa fermarsi abbastanza a lungo da comprendere tre cose: dove si è inceppato il business, perché ciò che hai fatto finora non ha prodotto il cambiamento desiderato e quale deve essere la nuova rotta.
La prima domanda riguarda il DOVE. Espressioni come “vendo poco”, “non arrivano abbastanza clienti” oppure “il fatturato è fermo” descrivono un risultato, ma non ci dicono ancora dove nasce il problema. Bisogna scendere di un livello e individuare il punto del sistema nel quale qualcosa non sta producendo l’effetto atteso.
La seconda domanda riguarda il PERCHÉ. Che cosa hai già fatto per risolvere la situazione? Da quanto tempo lo fai? Quali risultati ha prodotto? Stai continuando ad aumentare la dose di qualcosa che, nei fatti, non sta funzionando?
È qui che spesso emergono le tentate soluzioni. Più ore, più post, più promozioni, prezzi più bassi, nuovi servizi o continui cambi di strategia possono dare la sensazione di essere in movimento, mentre il problema rimane esattamente dov’era.
Infine c’è la ROTTA, cioè la scelta del primo intervento concreto sul quale concentrare energie e risorse. Non servono necessariamente dieci nuove azioni contemporaneamente; serve capire quale passo viene prima, perché è quello che può iniziare a modificare il funzionamento del business e permetterci di misurare se la direzione scelta sta producendo risultati.
È in questo passaggio che la ripartenza smette di essere un buon proposito e diventa una strategia.
Da dove puoi cominciare, concretamente
Se ti sei riconosciuto in quello che hai letto, prima di cercare una nuova soluzione puoi fare un esercizio molto semplice. Prenditi mezz’ora, mettiti davanti a carta e penna e prova a osservare la tua situazione come se, per un momento, il business non fosse il tuo.
Parti chiedendoti dove vedi concretamente che il business si è fermato. Cerca di non fermarti a risposte generiche come “nei clienti” o “nel fatturato”, ma prova a individuare il punto più precisamente possibile.
Chiediti poi da quanto tempo sta accadendo e, soprattutto, che cosa hai già fatto per cercare di risolvere la situazione. Scrivi le azioni che hai messo in campo: più contenuti, promozioni, pubblicità, nuove offerte, più ore di lavoro, riduzione dei prezzi, corsi, consulenze, cambiamenti di strategia o qualsiasi altra soluzione tu abbia tentato.
A questo punto arriva la domanda più importante: quali di queste azioni continui a ripetere, nonostante non abbiano prodotto il cambiamento che cercavi?
Queste risposte non costituiscono ancora la soluzione e non pretendono di sostituire una diagnosi approfondita, ma possono mostrarti qualcosa di molto importante: il modo in cui hai cercato fino a oggi di risolvere il problema.
Ed è proprio da lì che, molte volte, bisogna cominciare.
Ripartire non significa ricominciare da zero
Se hai già costruito un’attività, acquisito esperienza, sviluppato competenze e ottenuto risultati, non devi cancellare tutto ciò che hai fatto e ricominciare da capo.
Devi capire cosa non sta più funzionando come prima, dove si sta perdendo il risultato e quale intervento viene prima degli altri.
Per questo, a volte, il primo movimento utile non è accelerare, aggiungere o fare di più. È fermarsi abbastanza a lungo da vedere ciò che, mentre sei immerso ogni giorno nell’operatività, rischia di sfuggirti.
Perché ripartire uguale a prima non è ripartire. È rifare.
E se continui a rifare ciò che non sta più producendo il risultato desiderato, aumentare l’impegno potrebbe semplicemente portarti più velocemente nello stesso punto.
Fermarsi, invece, può essere il primo passo per scegliere una nuova direzione.